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Quella strana sensazione di … immergersi Print
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By Francesco Turano, on 29-06-2008 00:00

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Published in : SOTTOSOPRA, Emozioni...sottosopra

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Quella strana sensazione di immergersiImmergersi nel blu: che sensazione strana!
Francesco Turano ci racconta che..."Sulla terra l’ignoto è rappresentato da quanto la nostra mente immagina ci sia dietro l’orizzonte visibile, comunque molto lontano e confinato.
Sott’acqua, diversamente, l’ignoto è davanti a te, intrigante e attraente, vicinissimo, sotto i tuoi piedi.
Nel momento in cui infiliamo la testa sott’acqua, ogni volta, prima di iniziare un’immersione, il passaggio tra due mondi è istantaneo.
Andar sott’acqua è una cosa meravigliosa: l’uomo ha sempre subito il fascino dell ’immersione, ma son sempre poche le persone che riescono veramente ad apprezzare e farsi prendere da quelle emozioni che si scatenano in fondo al mare.
Ma le emozioni che il mondo sommerso riserva a chi lo frequenta sono infinite..
un ambiente affascinante e misterioso e che non mi appartiene, nel quale sono ospite e del quale devo e dovrò sempre avere rispetto."


 

 


Non si può certo dire che non si provi una strana e intensa sensazione quando ci si immerge per una visita nello straordinario mondo sommerso.

Andar sott’acqua è una cosa meravigliosa: l’uomo ha sempre subito il fascino dell’immersione, ma son sempre poche le persone che riescono veramente ad apprezzare e farsi prendere da quelle emozioni che si scatenano in fondo al mare o anche soltanto sotto il pelo dell’acqua, purché avvolti dal mare.
La prima strana sensazione, probabilmente istintiva, che provai la prima volta che misi una maschera (ero solo un ragazzino) e che credo non dimenticherò mai, è legata ad una delle principali caratteristiche dello Stretto di Messina, da sempre il mio mare: la sua profondità

Guardare in direzione del sole quando ti trovi a cinquanta metri di profondità alla base di un vulcano come lo Stromboli, nel cuore del Tirreno meridionale, e cogliere quei bagliori intensi che ti raggiungono fin laggiu' grazie alla trasparenza dell acqua, non e' poca cosa, specie quando la luce da risalto ai contorni di guglie di roccia imponenti e spettrali
Guardare in direzione del sole quando ti trovi a cinquanta metri di profondità alla base di un vulcano come lo Stromboli, nel cuore del Tirreno meridionale, e cogliere quei bagliori intensi che ti raggiungono fin laggiu' grazie alla trasparenza dell acqua, non e' poca cosa, specie quando la luce da risalto ai contorni di guglie di roccia imponenti e spettrali
Quando la prima volta appoggiai la maschera sul viso e immersi il volto, fu inizialmente un tutt’uno di gioia e stupore; subito dopo, a pochi metri dalla battigia, subentro però una sorta di affascinante e incombente timore: la vista di un blu così intenso e invadente, come quello del mare subito profondo tipico dei litorali del canale, mi turbò al punto da segnarmi per sempre

Inizialmente - mi sembra ancora di vivere quegli istanti - cercavo di avvicinarmi con cautela estrema verso quel blu sempre più blu, là dove il fondale, da pochi metri sotto la superficie, iniziava a precipitare vertiginosamente verso il nulla, verso un mondo ignoto e lontano, intrigante e attraente al tempo stesso, un mondo che aveva frapposto un’invisibile barriera nei miei confronti, che mi paralizzava l’animo e la mente.
Per non parlare dei raggi del sole intorno alle undici del mattino d’estate, quando la mamma mi dava l’ok per il bagno e potevo ammirare sotto di me, a pochissime bracciate dalla riva, quei lunghi raggi convergenti verso l’ignoto, verso un blu profondo e sempre più intenso; ma non riuscivo ad accettare l’ignoto, non riuscivo ad affrontare mentalmente una situazione che, sulla terra, non avevo mai provato.

Sulla terra l’ignoto è rappresentato da quanto la nostra mente immagina ci sia dietro l’orizzonte visibile, comunque molto lontano e confinato.
Sott’acqua, diversamente, l’ignoto è davanti a te, vicinissimo, sotto i tuoi piedi
, e la situazione scatena una serie di sensazioni forti che si susseguono senza darti pace, specie la prima volta che ti ci trovi di fronte.
I raggi solari che sfondano e attraversano la superficie del mare, per poi penetrare gradualmente nell’elemento liquido, sembrano quasi i segna via di un immaginario sentiero verso il nulla.
Un sentiero che ho temuto per molto tempo e che oggi percorro come fosse la strada di casa, per immergermi e carpire quanto più possibile da un ambiente affascinante e misterioso e che non mi appartiene, nel quale sono ospite e del quale devo e dovrò sempre avere rispetto.


Quei raggi solari sono diventati la mia guida verso il blu, fedeli compagni di viaggio sott’acqua durante la discesa verso il fondo che non vedi dalla superficie.
Mentre scendi più o meno rapidamente, sai che il fondo sotto di te prima o poi si materializza apparendo dal nulla; ma in quegli istanti i pensieri si accavallano e l’emozione è forte; la paura di aver sbagliato i riferimenti per il tuffo e di procedere verso l’ignoto a oltranza (può capitare) è sempre con te, ma l’esperienza e l’assuefazione al contesto ambientale ti consentono di affrontare serenamente una situazione emotivamente forte.
Il timore è sempre li, nascosto in un angolo della mia mente e, quando da solo affronto un tuffo nel blu o dirigo verso la profondità seguendo un pendio o una parete, riaffiora sempre il ricordo di quelle sensazioni d’un tempo, che incutono cautela nel procedere e ti impediscono di sconfinare nell’imprudenza.

Immergersi nel blu: che sensazione strana. Ma le emozioni che il mondo sommerso riserva a chi lo frequenta sono infinite.
Provate solo a pensare alla reazione del nostro corpo nel momento in cui infiliamo la testa sott’acqua ogni volta, prima di iniziare un’immersione.
Il passaggio tra due mondi è istantaneo
: in quali altre situazione possiamo, istantaneamente e con un solo gesto, passare da un mondo all’altro? La risposta è ovvia: nessuna!
A volte l’abitudine porta a dimenticare alcuni aspetti importanti dell’immersione in mare; vivere alcuni piccoli momenti, come quello di infilare la testa sott’acqua, può dare molto se si è consapevoli della grande fortuna che ci è riservata.
Potrebbe sembrare banale concentrare l’attenzione su un solo istante di un’immersione, che poi invece dura più o meno un’ora. Eppure è un istante fondamentale, di un’importanza straordinaria.
La prova sta nel fatto che sovente la prima reazione, quando si immerge il volto a inizio immersione sotto la superficie, attraverso il vetro della maschera appare il nuovo mondo e capita di ritirare subito fuori il capo per dire ai compagni: “ragazzi l’acqua è limpida, si vede il fondo; e ci sono anche pesci in movimento” per esempio.
Questo è il segnale che è bastato un solo secondo per godere del nuovo spettacolo ed è subito nata la forte e istintiva sensazione di partecipare la propria gioia, il proprio godimento.
Poi ci si immerge.
Appena sott’acqua tutto si specchia meravigliosamente sotto la superficie; tra l’altro le immagini riflesse si mescolano e si fondono con quelle del mondo esterno ancori visibili ma distorte dai movimenti del mare.
Poi, mentre scendi, la superficie si allontana e l’unico riferimento rimane la luce del sole, percepibile anche in profondità in base alla trasparenza dell’acqua
.

Altro concetto importante e stimolante per l’anima di un subacqueo sensibile: la trasparenza dell’elemento liquido. Un po’ come accade sulla terra, anche sott’acqua la nostra emotività si collega all’atmosfera e all’ambiente che ci circonda. Un forte vento turba e inquieta in terra come la corrente turba e inquieta in mare; una bella giornata rallegra l’animo sia sott’acqua che fuori, specie se in mare c’è acqua limpida e grande visibilità.
Viceversa una giornata grigia, con mare mosso e acqua torbida, ispira sensazioni decisamente opposte.
Ma tutto ciò è abbastanza naturale e scontato.
Quello che invece sfugge è un altro istante sottovalutato, a cui spesso non si pensa: il ritorno all’aria, l’attimo in cui metti la testa fuor d’acqua alla fine del tuo percorso nel mondo sommerso.
In questo caso potrebbero affiorare pensieri ed emozioni diverse.

Molti subacquei perdono l’opportunità di godersi l’istante del ritorno all’aria, ansiosi di guardare gli strumenti e confrontare i dati della propria immersione con quelli del compagno.
Altri subacquei colgono invece il sapore dell’aria che dall’atmosfera entra di nuovo nei polmoni senza bisogno dell’erogatore; sembra piacevole, ma è il segno inequivocabile che sei riemerso e soprattutto che non sei un pesce, anche se a volte ti piacerebbe esserlo.
E pensi a quanto hai appena vissuto; magari condividi con gli altri la magia di un incontro appena vissuto, un momento esaltante o altre emozioni.
Personalmente vivo i momenti che seguono l’emersione in contemplazione, parlando con chi ha vissuto con me l’esperienza ma senza mai analizzare l’aspetto tecnico subacqueo, a meno che non sia necessario.
Il mare è il mio amore, in tutti i suoi aspetti.
L’immersione, in apnea o respirando, è il mezzo per viverne alcuni aspetti avvincenti, per avere un contatto con la vita nel mare, per scrutare tra quella fauna marina che coinvolge nei suoi ritmi incessanti
.

 

Ormai si risale: l immersione e' agli sgoccioli. Ma una tappa di decompressione si trasforma in un momento di riflessione, ripensando alle emozioni appena vissute
Ormai si risale: l immersione e' agli sgoccioli. Ma una tappa di decompressione si trasforma in un momento di riflessione, ripensando alle emozioni appena vissute
Le mie emozioni alcune volte riesco a congelarle, per riviverle ancora, seppur parzialmente.
La fotografia da questa possibilità.
Ma sulle emozioni congelate e archiviate scriverò qualcos’altro; scriverò per parlare di quanto sia difficile conservare un evento vissuto in un’immagine; e di quanto sia raro e complesso poterlo addirittura interpretare, il momento vissuto, senza alterarlo, per comunicarlo, presentandolo agli altri. 

 

 

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Last update : 07-09-2008 11:42

   
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