Si è concluso all'inizio dell'estate il corso di apnea di 1° livello che ha consentito di brevettare 5 nuovi apneisti. L'impostazione del corso, pur ricalcando gli standard PSS, è stata costruita tenendo presente il livello di forma generale dei partecipanti. Infatti, a differenza di corsi "standard", i partecipanti a questo corso avevano in comune un background sportivo significativo, ricco di esperienze in vari sport a buoni livelli. Tutti i partecipanti inoltre si trovavano in una condizione fisica piuttosto buona. Anche il livello di acquaticità degli allievi era mediamente superiore rispetto agli standard. Un altro punto significativo da tenere in considerazione riguarda l'attitudine generale verso gli sport outdoor, ed in alcuni casi estremi. La fascia di età tra i 30-40 e l'elevato livello professionale-culturale del gruppo, completa il quadro in cui mi sono trovato a progettare un corso ritagliato su misura per questo livello.
In estrema sintesi, si è trattato di impostare un corso di fascia alta che tenesse in considerazione la natura competitiva dei singoli, che doveva essere contenuta per ovvi motivi. Non ultimo, un aspetto da sfida è stato anche la gestione dell'agenda in quanto è stato veramente complesso portare avanti tutti allo stesso livello, avendo registrato a consuntivo una disastrosa percentuale di assenze.
La struttura del corso è stata quindi composta da una serie di lezioni presso la piscina del Seminario di Bergamo Alta, dove ritengo siano presenti le condizioni migliori per riuscire a coniugare sessioni di teoria, tecniche di rilassamento, lezioni in acque delimitate, senza limiti stringenti di tempo ed avendo a disposizione uno specchio d'acqua praticamente dedicato al corso di Apnea, senza i soliti problemi di convivenza con corsi di acquagim, aerobica, etc.
Se il numero delle lezioni in acque delimitate è stato contenuto, è stato invece dato più spazio alle uscite in acque libere. Inoltre, grazie alla disponibilità di Enrico, è stata organizzata un'uscita di due giorni in barca a vela, che ha consentito di sfruttare al meglio le condizioni di mare, non facilissime, che hanno caratterizzato il primo week end in acque libere.
La prima sessione, nei pressi di Portovenere, è stata spesa utilizzando la catena dell'ancora a mo di cavo guida per affinare le tecniche di compensazione, i meccanismi di sicurezza e l'assetto. Gli apneisti hanno preso, chi più, chi meno rapidamente, scioltezza nel replicare gli esercizi di base appresi in piscina e hanno cominciato a spingersi verso i primi metri di fondo. Tenuto conto della scarsa visibilità è stato necessario contenere la prevedibile tendenza a spingersi oltre il dovuto nella prima uscita. Ad ogni buon conto quello che immaginavo potesse succedere è successo: infatti quasi tutti si sono spinti ai limiti della soglia di brevetto di 1° livello e hanno raggiunto 9 mt. di fondo.
Il giorno successivo invece è stato impostato su una sessione più libera e lunga tra gli scogli di Fiascherino, dove i tuffi tra i 5 e i 10 mt. sono stati alternati da una serie di attraversamenti di grotte sommerse piuttosto suggestive. L'obiettivo di affiancare alla dimensione prestazionale dell'apnea anche quella contemplativa dell'ambiente sommerso - che, per quanto mi riguarda, è la più interessante - è stato colto in pieno.
Per l'uscita di brevetto abbiamo invece optato per San Fruttuoso, puntando alla suggestiva discesa sul Cristo degli Abissi. A distanza quindi di poche settimane, mi sono trovato a "gestire" un gruppetto di anomali neofiti che si muovevano autonomamente, con una sicurezza tipica di apneisti ben più esperti. La difficoltà è stata quindi quella di tenere un protocollo ordinato in acqua in modo da non perdere il controllo del gruppo e dei singoli. I primi tuffi sono stati svolti con ordine: le discese fino alla piattaforma di fondo del Cristo degli Abissi si susseguivano (16 mt.).
Lasciando nella seconda fase più autonomia di gestione alle varie coppie, qualcuno si è spinto vicino ai 20 mt.
Qui si apre un tema delicato: una progressione così veloce verso quote comunque importanti, ancorchè la base atletica sia potenzialmente adeguata, dovrebbe essere comunque contenuta e limitata. Solo l'esperienza, il tempo ed un elevato numero di esperienze estremamente diversificate, può progressivamente consentire di approcciare quote impegnative in modo consapevole.
Se poi a questo si aggiunge che nell'immediato futuro qualcuno potrebbe essere tentato ad "esplorare" gli abissi per conto proprio, senza l'adeguata presenza di compagni apneisti a supporto e senza impiegare le procedure di sicurezza, va da sè che si pone un dilemma etico nell'abilitare profili agressivi verso una disciplina potenzialmente pericolosa come l'apnea.
Devo peraltro ammettere che l'esperienza da istruttore con "materiale" di questo tipo, per certi versi è estremamente interessante.
Infatti il feedback del gesto tecnico conseguente alle correzioni è rapidissimo.
Questo consente anche di sperimentare nuovi meccanismi di apprendimento e affinare le tecniche di comunicazione: alla fine l'istruttore ne esce arricchito e sicuramente in grado di gestire con maggiore efficacia il percorso di crescita degli allievi a tutti i livelli.
Tornando al dilemma: "allievi ad alto potenziale ed aggressivi, si/no?", penso che un istruttore completo debba essere in grado di avviare a questa disciplina tutti: quindi non solo chi approccia l'apnea per esorcizzare atavici timori con l'ambiente acquatico, o semplicemente per entrarci maggiormente in sintonia, ma anche per impostare e guidare apneisti di potenziale e che puntano a migliorare le prestazioni.
Occorre quindi strutturare con continuità la progressione per accedere a livelli avanzati e per indirizzare gli allievi alle diverse specialità disponibili nella nostra disciplina: brevetti avanzati, apnea lineare, statica, assetto costante; ma anche approcciare l'ambiente agonistico piuttosto che avviare al corso di istruttore di apnea, piuttosto che non disdegnare lo sviluppo della pesca in apnea, sviluppo delle tecniche avanzate di rilassamento, yoga pranyama, training autogeno, possono essere solo alcuni degli spunti per dare sfogo ai neofiti che dimostrino attitudine e passione.
Concludo questa breve riflessione sul primo corso di Free Diving svolto dai Naufraghi, ringraziando per l'entusiasmo e l'usuale simpatia Andrea, Giovanni, Mauro, Luca ed in particoalre Enrico che ci ha regalato due splendide giornate con la sua Scintilla.
Ultimo aggiornamento : 25-10-2009 00:03
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