Non avrei mai
pensato di fare una simile immersione, con tanti emozionanti incontri in
soli 20 minuti sul fondo. Dopo anni di viaggi e immersioni in Mediterraneo,
conobbi Linosa nel maggio del 2002.
Tutto nacque per un casuale riavvicinamento ad un mio caro vecchio compagno di
liceo, all'epoca insegnante di scuola medb Scoglio di Pietro Tuccio - Secchitellaia proprio sull'isola.
Iniziate
le prime immersioni fui subito rapito dal fascino
di questi fondali, nonostante l'assenza di colore legata alla mancanza di
quella fauna bentonica tipica del coralligeno; roccia e alghe, con poche
spugne e valanghe di madrepore arancioni
(Astroides calycularis), sono gli
elementi caratteristici di questi substrati
sommersi di origina vulcanica, particolarmente ricchi di anfrattuosità.
Dopo
un primo approccio con la famosa secchitella,
in compagnia di Guido e Caterina del Linosa Diving Center, tornai sull'isola
dopo solo un mese, di rientro da Lampedusa per uno dei mie lavori legati come
sempre al mondo sommerso. Durante il primo sopralluogo ebbi modo di conoscere a
fondo uno dei più bei punti d'immersione esistenti alle Pelagie, un'immersione
definita "top" insieme a poche altre dai titolari del diving; dopo aver
perlustrato la secchitella in più tuffi ne apprezzai sia la fantastica
morfologia sia la grande quantità di
pesce, cernie brune, dotti e pagri, oltre a tanute, saraghi, corvine e
tordi, senza parlare poi dei numerosi reperti
archeologici disseminati a varie profondità. Nel secondo sopralluogo, a un
mese di distanza, chiesi a Guido se sarebbe stato possibile fare un tuffo sullo
scoglio di Pietro Tuccio, una secca che
da un fondale di una settantina di metri sale fino a -32 m dalla superficie,
a circa mezzo miglio dalla costa. Un'immersione per pochi selezionati clienti,
particolarmente impegnativa, ma densa di sorprese.
Ed
è così che un sabato mattina ci si vede al diving alle 8.00 per il briefing.
Una volta in mare si raggiunge la verticale del punto d'immersione e si molla
un pedagno in zona, visto che non è possibile ancorare. Una capovolta veloce e
giù, a capofitto nel blu! Siamo in tre, pochi ma buoni. In breve inizia a
vedersi la sagoma della dorsale della secca. Raggiungiamo il cappello, a -32 m,
e proseguiamo verso la sella centrale di questa cresta rocciosa sopraelevata
per poi scivolare lungo le pareti e verso la franata posta a -55 m proprio
sotto di noi. Mentre scendo non posso fare a meno di restare incantato dai dentici in branco e dai pagri numerosi che nuotano tranquilli
davanti ai nostri occhi, scomparendo gradualmente alla vista e riapparendo
magicamente in punti diversi. Ma eccoci al fondo: sotto di noi una famiglia di grosse cernie brune,
tutte in acqua libera e abbastanza tranquille, si strofinano l'una con l'altra,
probabilmente impegnate in rituali amorosi. Osservo la scena sempre più da
vicino, fino a quando i pesci non cominciano a sfilare, uno alla volta,
entrando da un unico ingresso sotto una serie di grossi macigni accatastati.
Splendida visione! Raramente accade di vedere tanti di questi pescioni tutti
insieme e così tranquilli! Salgo di pochi metri e, per caso, alzo la testa
verso la superficie: quattro grandi
ricciole, sfilate come siluri, nuotano sopra di noi. Una decide di venire a
guardarci più da vicino e ci punta contro senza indugiare: giusto il tempo di
fare una foto a piena inquadratura allo splendido pesce e via, di rientro nel
branco dei signori del blu. Che dire, sono appena 10 minuti che sono sott'acqua
e già sono pieno di soddisfazione come di rado accade. Ma non finisce qui.
Con
gli occhi ancora invasi dalle scene appena osservate, mi avvicino ad un
fenditura verticale della parete e non posso fare a meno di accendere la
torcia; all'interno belle musdee e
giovani cerniotte condividono numerose lo spazio disponibile, quasi affiancate
le une alle altre. Scatto delle foto e comincio a guadagnare qualche metro
verso il sommo della secca, ormai carico di azoto nei tessuti. Nuvole di castagnole e boghe, oltre a
miriadi di piccoli pesciolini argentati (latterini), rendono gaia l'atmosfera a
queste quote; qui la roccia è fittamente coperta da notevoli varietà di alghe.
Percorriamo tutto il tragitto della cresta fino all'estremità opposta, a quota
a -42, per poi iniziare la risalita.
Come
d'incanto un ultima sorpresa: ecco apparire sopra di noi le sagome
inconfondibili dei grandi lucci, i barracuda
mediterranei, in un bel branco che si staglia in controluce. Ma è tempo di
andare, ci aspetta una lunga decompressione. I minuti sotto la barca scorrono
rapidi con quei pensieri in mente, con quegli attimi fissati nella memoria e
solo in parte sulla pellicola, attimi
che si trasformano subito in ricordi indelebili, momenti di vita vissuta in
questo nostro Mediterraneo che ancora oggi, nonostante tutto, è capace di
regalare sensazioni forti, ma solo a subacquei appassionati e fortemente
motivati, come dovrebbero essere coloro che a Linosa si avvicinano per fare
immersioni. E questo è un invito per tutti i subacquei che vogliono conoscere
quest'isola sott'acqua, un'isola affascinante
e particolarmente generosa nei confronti di coloro che sapranno apprezzarla e,
soprattutto, rispettarla.
Ma
per non lasciarvi col fiato sospeso voglio scrivervi due righe sulla secchitella, anche perché s e lo merita
a pieno titolo ed è raggiungibile con estrema facilità, a differenza della
secca di Pietro Tuccio. Intanto va detto che entrambe le formazioni rocciose delle due secche si somigliano
morfologicamente e sono costituite da blocchi rocciosi paralleli alla costa e
sviluppati in lunghezza, con sezione triangolare. Il triangolo che vien fuori
sezionando la secca ha una strana forma: ad esclusione del lato inferiore, che
segue il fondale, abbiamo il lato verso terra, il più lungo, che crea un pendio
notevole, una forte impennata verso il sommo o cresta della dorsale rocciosa
che si sviluppa da terra verso il largo, e il lato verso il mare verticale o
quasi, con ripide cadute nel blu. L'unica
differenza tra le due secche è l'estensione in lunghezza (la secchitella è
molto più lunga e sono necessarie molte immersioni per coprirla tutta) e la profondità del cappello, che per
Pietro Tuccio è 32 m mentre per la secchitella, tra l'altro molto più vicina a
riva, è di soli 3,5 m.
Passiamo
a vedere adesso le caratteristiche peculiari di questa straordinaria secchitella di Linosa, con le sue
splendide pareti verticali e i suoi pesci, ai quali accennavo all'inizio.
Seguiamo idealmente la parete iniziando dal lato in cui la secca raggiunge
quasi la superficie (il sommo o "cappello") e procediamo nel senso della lunghezza
della scogliera, con la parete alla nostra destra, scegliendo però una certa
quota. E sì, ci vuole una profondità prestabilita perché qui è possibile fare
tante immersioni, diverse secondo la batimetria. Ma per non dilungarci in un
lungo e minuzioso testo descrittivo delle varie possibilità immaginiamo di
procedere tra i 30 e i 40 metri di profondità e da lì vediamo cosa succede
anche sul fondo sotto di noi, tra i 50 e i 60 m, e sulla cresta posta invece
sulla nostra testa, che via via si abbassa, allontanandosi progressivamente
dalla superficie, fino a morire sulla sabbia circa 200 metri più avanti. Le
pareti si presentano molto fessurate e sono ricoperte da madrepore arancioni
nella porzione meno profonda; qui le giovani cernie brune occupano ogni piccolo
rifugio, i labridi nuotano allegri e rendono gaia l'atmosfera insieme a
numerosi pesci pappagallo, in frenetica attività. L'acqua è quasi sempre
cristallina e la visibilità rende ancora più spettacolare la vertiginosa caduta
delle pareti e la loro verticalità. Sotto di noi ecco subito le cernie più grandi: serranidi da paura
si lasciano osservare, anche se a debita distanza, intanandosi soltanto quando
accorceremo troppo le distanze. Ma non è questo regno esclusivo della cernia bruna, sempre abbondantissima,
ma è un luogo privilegiato anche dalla cernia
rossa, con esemplari presenti spesso in branchi di numerosi individui,
anche di taglia notevole. L'incontro con
questi pesci è qualcosa di indescrivibile e si verifica molto di frequente.
Inoltre nuotano in acqua libera grandi
tanute e splendidi pagri; questi ultimi sono capaci poi di venirti a
guardare a 3 m mentre fai la decompressione, avvicinandosi senza timore. Che dire, un'oasi mediterranea dove il pesce
riesce ancora a tirare avanti, uno dei posti più adatti alla realizzazione di
una riserva. Potrei continuare parlando di spugne che ricoprono a tratti la
parete, di quel bellissimo canyon che si apre a metà della secca, delle grandi
murene o del pesce pelagico. Ma ci sarebbe da scrivere un libro ...
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